Roma, le prime Paralimpiadi
Postato da RedazioneMarco | Inserito in Sport
C’è un motivo importante in più per celebrare i 50 anni dalle Olimpiadi di Roma del 1960. Mentre si moltiplicano in questi giorni le iniziative per rievocare l’unica Olimpiade estiva che si è svolta nel nostro Paese, non va dimenticato che i Giochi Olimpici che si tennero nella Città Eterna sono stati importanti anche per il fatto di essere stati anche i primi Giochi Paralimpici della storia. Per l’esattezza si trattò della nona edizione dei Giochi Internazionali per Paraplegici ma, di fatto, furono realmente le prime Paralimpiadi.
Lo ha stabilito anche il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) quando nel 1984, approvando la denominazione di “Giochi Paralimpici”, riconobbe che quelli di Roma erano stati ufficialmente i primi Giochi Paralimpici. Quello che fece la differenza rispetto ai precedenti Giochi Internazionali per Paraplegici fu proprio il fatto che, per la prima volta, le competizioni internazionali di tutti gli sport per disabili si svolsero nella città che ospitava le Olimpiadi, pochi giorni dopo il termine delle gare per i normodotati.
Fino a Roma 1960, infatti, i Giochi Internazionali per Paraplegici erano più conosciuti come “Giochi di Stoke Mandeville”, prendendo il nome dalla cittadina inglese dove si erano sempre svolti fin dalla prima edizione. Si trattava dell’equivalente dei Giochi olimpici, dedicati però ai veterani della seconda guerra mondiale che avevano riportato danni alla colonna vertebrale. Questa competizione era stata inventata dal medico inglese, di origine tedesca, Ludwig Guttmann, che era direttore del più importante centro di riabilitazione motoria inglese. Se a questo illuminato padre fondatore delle attività sportive per disabili si deve l’idea di gare internazionali riservate ai disabili, a un medico italiano va invece il merito di aver fatto sì che i “Giochi di Stoke Mandeville” si “trasferissero” nella sede olimpica di volta in volta designata. Il suo nome era Antonio Maglio e fu un pioniere delle terapie di riabilitazione dei disabili. Tantissime sono le persone che, già alla metà del secolo scorso, devono al prof. Maglio il miglioramento dell’aspettativa di vita ed il reinserimento nella società civile. Dopo la seconda guerra mondiale Maglio operò presso il Centro Paraplegici dell’INAIL di Villa Marina ad Ostia diventandone direttore. Presto sperimentò nuove tecniche e metodologie per la riabilitazione, riducendo la mortalità e migliorando le condizioni psicologiche dei disabili avviandoli a programmi di varie attività sportive. Dal 1956 cominciò a portare atleti italiani ai Giochi di Stoke Mandeville. Lì strinse amicizia col dott. Guttman e lo convinse a portare i Giochi a Roma, che era stata designata sede dei successivi Giochi Olimpici estivi.
Fu anche questo uno dei motivi per i quali, in quegli anni, l’Italia fu uno dei Paesi guida del movimento sportivo per disabili. Lo testimonia anche il fatto che l’Italia surclassò le altre nazioni partecipanti nel numero di medaglie vinte durante le Paralimpiadi di Roma. A Maglio va anche il merito di aver persuaso le autorità politiche e sportive italiane ad organizzare le gare negli stessi impianti usati per le gare dei normodotati e ad ospitare gli atleti disabili nel villaggio olimpico. Un ruolo fondamentale nell’organizzazione delle Paralimpidi romane lo ebbe anche l’INAIL, che si mise a diposizione di Guttman e Maglio nel risolvere i problemi tecnici e pratici. I Giochi Paralimpici del 1960 si svolsero quindi dal 19 al 24 settembre, a solo una settimana dal termine dei Giochi Olimpici. Alla cerimonia inaugurale, allo stadio dell’Acqua Cetosa il 18 settembre, erano presenti oltre 5000 spettatori a salutare i primi atleti paralimpici. Quelli che ora possiamo definire pionieri dello sport paralimpico furono 400, in rappresentanza di 23 nazioni. Le gare furono 57, per 8 sport praticati: atletica leggera, biliardo, nuoto, basket in carrozzina, scherma in carrozzina, tennis tavolo, tiro del dardo, tiro con l’arco.
L’Italia fece un figurone, portando a casa ben 80 medaglie (29 ori, 28 argenti e 23 bronzi). Al secondo posto nel medagliere, ma ben distaccata, si piazzò la Gran Bretagna con 55 medaglie (20 ori, 15 argenti e 20 bronzi); sul terzo gradino del podio la Germania Ovest con 30 medaglie (15 ori, 6 argenti e 9 bronzi). Tra gli atleti che si distinsero particolarmente nei Giochi di Roma si ricordano l’italiano Franco Rossi nella scherma (l’Italia, tra l’altro vinse tutte le nove medaglie in palio nella scherma); l’inglese Dick Thompson nell’atletica; lo statunitense Ron Stein nel pentathlon e nell’atletica. Nel basket destò impressione il team americano, che vinse l’oro battendo Israele. Arnoldo Ruschioni, che vinse tre medaglie d’oro, ha poi avuto l’onore di essere il penultimo tedoforo in occasione delle Paralimpiadi Invernali che si sono svolte a Torino nel 2006.
Molti degli atleti di quella prima edizione parteciperanno ora alle celebrazioni del cinquantenario: il pomeriggio del 10 settembre il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, incontrerà al Quirinale tutti i vincitori italiani di ori olimpici e paralimpici estivi e invernali di ogni epoca. Alla cerimonia di chiusura dei Giochi di Roma, che si tenne nel palazzo dello sport del Villaggio Olimpico, Ludwig Guttmann tracciò così il bilancio di quella prima Olimpiade per i disabili: “La grande maggioranza dei concorrenti e accompagnatori hanno pienamente compreso il significato dei Giochi di Roma come un nuovo modello di reinserimento delle persone paralizzate nella società e nel mondo dello sport”.
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